Jill Jones

E’ un peccato che certi “slang” scompaiano completamente, sebbene ai tempi furono dei tormentoni assurdi. Ed è un peccato che si usino sempre le stesse forme, o metafore o allusioni o volgarità per parlare di certe cose.
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Ricordo che quand’ero piccolo c’era una cantante pop americana, di quelle dall’approccio sensuale, lanciata da Prince, negli anni in cui Prince era considerato un fottuto genio musicale.
Questa cantante si chiamava Jill Jones e cantava un pezzo “porcone” intitolato “Mia Bocca”… cioè Mia Bocca in italiano proprio, una canzone dal testo inglese in cui il ritornello diceva ad un certo punto, in italiano goffo e porcone “tu vole mia boca”.
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Qualcuno dei ragazzini della mia compagnia o classe o scuola, qualcuno di quelli più svegli degli altri, più geniali degli altri, ispirato da quella canzone, a un certo punto prese a dire “fammi una bocca”.
Da lì in poi si aprì una voragine. Non solo la parola “pompino”, orrenda e volgarmente didascalica, scomparve per un po’, ma lo slang “fammi una bocca” divenne usatissimo in molti contesti del lessico adolescenziale, al di là del significato sessuale. Con “fammi uno bocca” esprimevi a uno di di stare zitto, di lasciar perdere, con “fammi una bocca” esprimevi a uno il tuo stato di superiorità e il suo stato di sudditanza; solo per citare alcune accezioni.
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Adesso non si usa più, è scomparso, e tutti continuano a usare pompino.

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More about Method and hate

Se questo disco viene come credo che viene (in culo al congiuntivo) dobbiamo essere pronti a compiere gesti estremi pur di rivelarlo al mondo, non esiste che il “mondo non sappia”.

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[dixan] accoltellato

Cantante di band di Black Metal che accoltella compagno musicista perché “suona da far cagare” – eccellente, da manuale. Questi diventeranno famosi, altro che X Factor.
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Perché non c’abbiamo pensato noi?
Perché non ho tipo accoltellato [dixan].
Stupidi, immobili, accidiosi idioti che non abbiamo mai un cazzo di idee originali per emergere.

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ma come cazzo è

Minchia ma non sapevo che ci fosse un video di “i’m afraid of americans” – ma come cazzo è che non l’ho mai visto – capolavoro assoluto, Trent Reznor che insegue, perseguita e terrorizza David Bowie per le strade di New York – cazzo che figata assurda… mai visto…

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I’m afraid of americans (I’m afraid of their world)

E’ incredibile come alcune canzoni, dal potenziale popolare enorme, passino quasi inosservate e rimangano esclusivamente nella memoria degli appassionati di quel cantante specifico.
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Una di queste è “I’m afraid of americans” di David Bowie, riarrangiata dai Nine Inch Nails, naturalmente.
Io mi chiedo perché in Italia tutti debbano conoscere “Non ti scordar di me” di Giusy Ferreri e solo 8 persone (un po’ di più ma è per dire) debbano conoscere “I’m afraid of americans” di David Bowie. Qualcuno potrebbe dire perché la canzone di Giusy è “commerciale/orecchiabile” e quella di Bowie no.
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Stronzate.
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Sono entrambe orecchiabili e canticchiabili, sono entrambe, in modo diverso, “easy”; quella di Giusy è Merda easy, quella di Bowie è Arte easy.
“I’m afraid of americans” è piacevolissima, è intelligente, acuta, ironica, ha un sound innovativo che ha fatto scuola, ha un groove che spacca i culi.
E poi, un inglese che sparla ironicamente degli americani e che si fa riarrangiare il pezzo dal gruppo americano più “influente” d’America (allora) è meraviglioso.
E il risultato non è una cosa astrusa o pretenziosa, alternativa forse, ma neanche… è semplicemente un pezzo irresistibile che dovrebbe vincere i Festival Bar e fare da sigla nelle trasmissioni televisive.
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Cioè non è detto che la musica per diventare “pop” (nel senso di popolare) debba per forza far cagare mollo.
Cioè come mi comincia sto pezzo, con l’effettino retrò anni ’80 sui vocals, poi la strofa Hip Hop con chitarrina western scordata ad arte e voce quasi rappata, come esonda poi il tutto nel ritornello irrompendo nella tempesta industrial, ‘che poi tutti quelli del Nu Metal han copiato da li’ – meraviglioso, fortissimo, popolarissimo, un gioiello pop.
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E invece i discografici e gli sponsor continuano a somministrarci la merda, 5 volte al giorno, prima durante e dopo i pasti, in ogni luogo.
Vogliono che sia la merda a diventare popolare, vogliono che la cultura popolare sia fatta di merda e permeata di merda.
Per loro il modello di Business che funziona, unico e inattaccabile, è la somministrazione della merda, la reiterazione nella somministrazione ossessiva della merda.
Eppure i soldi li potrebbero fare anche con “I’m afraid of americans” – è proprio una scelta determinata dal cattivo gusto, non è una scelta strategica di Business.

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Osé

Lo so che a nessuno “fotte cazzo”, però ci stiamo lentamente orientando verso l’epilogo di Method and hate.
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Method and hate sarà un disco “osé”, nel senso che oserà.
Sarà un disco estremo, nel senso che cose così non si sono mai sentite prima d’ora.
Sarà un disco metallaro, nel senso che spaccherà i culi.
Sarà un disco drammatico e brutale, perché parla degli esseri umani.

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Perchè lasciamo che queste cose succedano?

Adesso Ruggeri si è messo a cantare il jingle pubblicitario dell’amaro Averna.
Ora, potrei provare ad esprimere il mio disprezzo (vomito) per Ruggeri, ma fallirei, perchè non è possibile.
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Però ci provo lo stesso.
A parte che lo collego alla Mannoia che odio altrettanto abissalmente – cioè uno che scrive una canzone ipocrita e ruffiana come quella sulle donne che dicono e non dicono o che cazzo è, che hanno molta fantasia e che sono dolcemente complicate – e che ci diventa ricco sopra – cioè non esiste – ma non è tanto quello – è che non capisco il motivo che spinge le persone a comprare i suoi dischi e ad andare ai suoi concerti – cioè ma ce l’abbiamo presente Ruggeri che voce ha e che canzoni del cazzo canta?
Evidentemente no, la cosa non viene focalizzata, non ci si rende conto, la gente non si rende conto, la gente non focalizza – la gente non capisce un cazzo.
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Prendendo spunto dalla canzone delle donne che dicono e non dicono adesso c’hanno fatto pure una trasmissione, dedicata alla Tartangelo e a Vladimir Luxuria e non so a chi altra.
Perchè lasciamo che queste cose succedano?

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Non si capisce

Quant’é grossa la testa del cantante dei Negramaro?
Non si capisce.
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Rispetto al corpo ma anche in assoluto.
(sembra uno di South Park)

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Eppure

Eppure basterebbe poco per “regolamentare” i comportamenti umani in relazione al mancato rispetto delle regole di convivenza civile.
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Tipo quelli che vanno nel cesso degli handicappati a pisciare o a cagare… gli si da una sprangata in mezzo alla schiena, così diventano handicappati per davvero e possono andare in quel cesso a buon diritto – mi sembra immediato – liscio come l’olio.

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Il momento

Method and hate avrebbe dovuto “uscire” oltre un anno fa.
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Un anno fa il mondo era una merda, gli Americani erano arroganti, gli Arabi fuori dalla grazie del loro dIO, i Cinesi si brutalizzavano in fabbrica e nei campi a forza di produrre roba di ogni tipo e in ogni modo, i Tuzzy e i Cazzy in Africa perseveravano nel tronarsi il cranio a macetate… giusto per citare qualcosa.
Insomma un anno fa era il momento giusto per “esternare” Method and hate, livido, violento, ostile, senza speranza.
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Non che oggi sia cambiato molto, non è cambiato un cazzo, anzi la crisi americana, prima immobiliare, poi bancaria e finanziaria, ha sfanculato completamente il sistema, facendo scoppiare in giro per il mondo un sacco di bolle piene di merda sciolta.
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Però adesso, in effetti, dopo Snoop Doggy Dog, Eminem e 50 Cent, c’è questo rapper americano nuovo, Obama, che fa una gran simpatia e che stanotte ha pure vinto le elezioni.
Ebbene questo qui sembra proprio che dia, almeno nella percezione collettiva delle cose, una reale prospettiva di speranza.
Cioè tra un bifolco brutto e cattivo come Bush, che era manovrato direttamente dalle forze del male, e un giovane signore di colore che rappa benissimo, scrive bei testi che toccano la gente, e che sembra pure una brava persona, in buona fede, magari anche più intelligente della media, il salto di qualità in effetti si nota.
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In ogni modo, non è più il momento congiunturale giusto per Method and hate.
Colpa dei miei amici musicisti accidiosi e, soprattutto, cazzoni, che da due anni a questa parte se la menano e se la rimenano.
E adesso è troppo tardi, non è più il momento.
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Boh, magari dura poco, magari tornerà il momento giusto per Method and Hate, prima di quanto crediamo.

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