Amsterdamn

La canzone di Method and hate di cui parliamo oggi si intitola Amsterdamn.
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Il gioco di parole probabilmente l’hanno già fatto in 8.000 persone, però è uguale – per chi non lo capisce, è un’intersezione tra Amsterdam e Damn (amster – dam – n): quindi viene accostata la città di Amsterdam alla parola “damn”, danno, sciagura. Dietro un titolo così giocoso c’è una canzone piuttosto immediata, easy e fresca, che pensavamo di presentare al Festivalbar di quest’estate.
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Praticamente parla di dIO che si droga – parla di dIO padre che si droga fino all’annientamento, perché non sopporta la delusione e il dolore che noi figli degeneri gli stiamo dando.
Come se dIO si rifacesse uomo, come se gESU cRISTO rinascesse ad Amsterdam, figlio di un trafficante di estasi mitteleuropeo e di una cubista di madre nord africana emigrata in Olanda.
Fa così:

gOD lives in Amsterdamn,
sleeps all day and never sees the sun.
All night long just spinning around,
drinking untill his
last pound

gOD lives in Amsterdamn,
he needs to consume his drug.
He have to face the damn we’ve done.
He needs to bear the pain and run.

We are the son killing the father.
We are the ones damned forever.
We’re the pushers all desease spammed
We’re the fucked ones, the Amsterdamned.

Sun fades in Amsterdamn,
a fallen hero laying down.
Extasy is his divine fun,
untill he will crash
at the ground

Il testo è piuttosto didascalico e divertente, non ha significati nascosti, significa esattamente quello che è scritto.
Gli unici versi da approfondire sono quelli del ritornello “We’re are the soon…”
Per motivi di pathos e di metrica usiamo la prima persona plurare, anche se noi, tecnicamente, siamo alieni, quindi dovremmo chiamarci fuori da tutta questa questione.
Comunque il ritornello si traduce circa così:

“Siamo il figlio che uccide il padre. Siamo quelli dannati fino alla fine. Siamo gli spacciatori a nostra volta infetti. Siamo quelli fottuti, siamo ‘the amsterdamn’
(che tradotto non rende)”

Quindi – le strofe raccontano di dIO che dorme il giorno, vive la notte, si ubriaca, dilapida i suoi risparmi, è in depressione abissale e si fa di estasi fino ad annientarsi.
Il ritornello dovrebbe chiarire che la causa siamo noi, i figli, gli umani.
Noi siamo i figli che uccideono il padre. Questo è il nodo concettuale della canzone.
Siamo gli spacciatori a nostra volta infetti.
L’autodistruzione attraverso la distruzione del padre.
Non parliamo di autodistruzione “intima” o masochista, non parliamo di depressione individuale o di suicidio.
Parliamo di autodistruzione del genere umano.
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Dunque aggressività ed egoismo degli individui che porteranno all’autodistruzione inconsapevole del genere umano.
Cioè non è che ci stiamo suicidando consapevolmente perché siamo depressi.
Ci stiamo mettendo in condizione di annientarci a forza di essere aggressivi, egoisti e prevaricatori gli uni verso gli altri. Il padre che si suicida per non assistere a questa decadenza (decay) è il segnale, è il punto di non ritorno.
Questo è ciò di cui parla Amsterdamn.

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They fell

Qualcuno che ci fa qualche complimento per la nostra musica esiste – e quasi nessuno si prende la briga di dirci che facciamo cagare: a parte un francese che trova pessimo il nostro inglese.
Questa recensione qua però, che ci ha fatto questa donna americana, ci ha colpito, per una frase principalmente:
“sono stupefatta dal fatto che una band così dotata regali la propria musica”
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Ci sono due concetti forti in questa affermazione.
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Il primo è il regalo: noi non ci pensiamo, però è vero – noi che abbiamo questo atteggiamento di sdegno e sprezzante nichilismo verso il genere umano, in realtà siamo dei benefattori.
In realtà noi regaliamo la nostra musica, musica che ha un suo valore artistico preciso, che ha un significato univoco nell’universo, che è in grado di fare una piccola differenza nella vita delle persone. Che poi le persone non si lascino differenziare la vita dalla nostra musica, non è un problema nostro, nel senso che noi più di questo non possiamo fare.
Del resto gli uomini hanno ucciso Gesù Cristo, quindi non hanno esattamente quel tipo di sensibilità e intelligenza idonea a recepire la bellezza.
Comunque: noi siamo dei filantropi, in realtà.
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Il secondo è lo stupore: cioè questa qui dice di essere stupefatta (stunned in inlgese, meraviglioso) dal fatto che noi la musica, musica così, la regaliamo.
Ed in effetti questo suo stupore riassume esattamente il film che io immagino nella mia testa, quando penso all’omino che gira per Jamendo e, dopo l’ennesima sguanata dilettantesca, o pretenziosa, o noiosa che ascolta, culo vuole che clicchi su un nostro mp3. Lo stupore. La gente dovrebbe stupirsi, ed eccitarsi e commuoversi. Questo purtroppo non succede, o succede in un numero di casi che non rileva significativamente.
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In ogni modo questo blog con le recensioni, questo qui di questa americana, è carino, anche il nome “They fell” – potevamo chiamarci noi “They fell” – invece così, sti stronzi di itaGliani continuano a chiamarci “dicappa”.

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Fosforo bianco

Solo oggi (ascoltato su Radio24) apprendo che il suicidio di Tenco è stato un atto di protesta verso il pubblico che non lo “capiva”, verso il fatto che Sanremo privilegiava le canzonette, verso il fatto che quell’anno a Sanremo avrebbe vinto una canzonetta cretina. Tutto questo è stato scritto in un biglietto, rinvenuto vicino al cadavere.
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Cioè questo si è fatto saltare le cervella per protesta verso il fatto che la gente non capisce un cazzo di musica e che la Discografia fa business su questo!?
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!?
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Minchia e noi allora cosa dovremmo fare?
Scioglierci nell’acido? – Annientarci col fosforo bianco? – cioè assurdo.
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Non bisogna lasciarsi andare, non bisogna prendersela contro sé stessi, bisogna reagire, bisogna odiare.
Ad ogni modo io non ci credo al suicidio: secondo me l’ha accoppato il suo discografico, perché tanto non vendeva e, creando un martire, avrebbe inventato un’icona e un mito commercialmente sfruttabilissimo – cosa che poi è stata.

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Merde

A Torino i Vigili Urbani cercano di fare le Multe per divieto di sosta e vengono aggrediti, prima dall’interessato e poi “dalla Piazza”: normale.
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Tempo fa avevo scritto che a Torino il Codice della Strada è stato riscritto dagli automobilisti “brillanti e disinibiti” e che chi non si adegua è un idiota.
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Normale.
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L’altra volta ho scritto di Beatiful skin, della reazione e dell’odio e delle fiamme come elementi di purificazione, come elementi annientanti e igienizzanti (tipo cremazione).
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E’ normale che una Piazza cacci i Vigili che vogliono fare le multe.
Presto sarà normale che le fiamme ardano le fottute macchine in fottuta doppia fila.
Le fiamme alte nel cielo nella notte su Torino, in Piazza Vittorio Veneto, la Piazza degli Studi dei Subsonica.
Così non può continuare.
Voi umani mi fate schifo.
Piccoli, arroganti, meschini, schifosi impuniti.
Merde.

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