Beautiful skin

La prima canzone di Method and Hate che andremo ad analizzare è Beautiful skin.
Cominciamo dal titolo: naturalmente è ingannevole.
In realtà il ritornello recita reiteratamente ed ossessivamente
“I do want to see them in flames”
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La canzone è dedicata ai brillantoni, agli arroganti, ai maleducati, agli impuniti… praticamente è dedicata agli esseri umani in generale.
Noi le canzoni le dedichiamo, perché siamo generosi, le dedichiamo e le regaliamo – ecco ‘generosi’ è una parola che si addice ai [dK].
Comunque, la canzone fa più o meno così.

They don’t fear
They’ll go straight.
They break free, they don’t need
you big smile.

They are bolds.
They sell the opinions.
They are involved, they always solve
your indecisions.

E sono le prime due strofe, che potremmo tradurre tipo
“Loro non hanno paura. Loro vanno dritti. Loro irrompono e gli fotte niente della tua approvazione. Loro sono impavidi. Loro vendono opinioni. Loro sono sempre indaffarati e risolvono ogni tua indecisione.”
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Poi c’è uno stacco, un punto in cui le sonorità si smorzano, si sospendono, giusto per dare spazio ad una riflessione… e qui dice.

You loose, they win,
you loose, they win,
they have a beatiful skin

Che naturalmente vuole dire
“Tu perdi, loro vincono. Tu perdi, loro vincono. Loro hanno una bellissima pelle.”
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Questo è il nodo concettuale della canzone, in cui viene chiarito (amaramente) che loro hanno ragione e noi no, loro vincono e noi ce l’abbiamo diritto nel culo – ed è giusto così.
E’ un concetto essenziale, che declina il celebre verso degli Afterhours “voglio un pensiero superficiale che lasci la pelle splendida”: questo è un verso che è a fondamento dell’antropologia contemporanea.
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Comunque, dopo di questo, la canzone passa di livello, dopo la constatazione dello stato di cose, si passa al livello della reazione, della violenza, del fuoco e delle fiamme.

“I do want to see them in flames” x 4.

che vuol dire, a scanso di equivoci, “Voglio vederli in fiamme.”
Le fiamme sono un’immagine ricorrente di Method and Hate, fiamme come sublimazione dell’odio, fiamme come agenti di purificazione, fiamme come elementi annientanti e igienizzanti (tipo cremazione).
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Poi ritornano due strofe, che fanno circa così

They fake.
But don’t care for it.
An handshake and they will shake
your stupid fix.

They’re the hungry ones.
Shameless.
They are the ones having just begun
to eat your ass.

Che si traduce così
“Loro ingannano. Ma non ti devi preoccupare, una stretta di mano e si scrolleranno di dosso il tuo stupido imbarazzo. Loro sono quelli pronti a tutto, senza vergogna, loro sono quelli che hanno appena cominciato a mangiarti il culo.”
Questa è un’immagine che dovrebbe evocare il discorso dell’assoluta assenza del pudore: essere talmente arroganti e prevaricatori da non rendersene conto, il discorso dell’impunità di default, del farla sempre e comunque franca, tanto da non riuscire più a provare neanche il senso di colpa.
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Poi si torna sulla riflessione “you loose they win” e poi sulla reazione, sulla violenza e sulle fiamme “I do want to see them in flames”
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E’ una canzone violenta, appunto, è una canzone che non fa assolutamente ridere, è una canzone che non fa un cazzo ridere: è una canzone di minaccia, di reale minaccia – e di presagio.
E’ una canzone che parla di come il sistema si sia assestato su una grande rete che garantisce l’impunità sostanziale verso grande parte dei comportamenti criminali o comunque lesivi del buono stato degli altri esseri umani e della natura.
E’ una canzone che parla di come, in assenza di Giustiza Umana e in assenza di Giustizia Divina, si ritornerà alla violenza, alla reazione brutale e istintiva verso l’ingiustizia.
E’ una canzone sul ‘così non si può continuare – tu mi fai male, il sistema non ti punisce, tu continui a farmi male e il sistema non ti punisce – ebbene io ti faccio fuori, io ti faccio fuori così all’improvviso, così inaspettatamente che non te ne accorgi neanche’
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I [dK] sono contro ogni forma di violenza, tuttavia questo è quello che i [dK] credono che succederà.
Per allora, noi speriamo di avere abbandonato il pianeta.

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Arsenizzazioni

Il nostro amico e consulente dell’immagine Arsenio Bravuomo, autorevole poeta del Sempione, blobber ed organizzatore di eventi senza fine di lucro, era solito fare delle cose che lui chiamava “arsenizzazioni”: cioè lui prendeve una canzone in inglese che gli piaceva e la traduceva, non proprio letteramente, ma romanzandovi sopra la sua interpretazione.
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Noi faremo qualcosa di simile, tuttavia, per motivi propagandistici ed autocelebrativi, lo faremo sulle nostre canzoni, in particolare sulle canzoni di Method and hate.

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Una merda

Comunque ste elezioni sono una merda – alle quattto meno un quarto si sapeva già chi aveva vinto: ma che cazzo è? Che razza di spettacolo è?
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Poi criticano Baudo perchè San Remo è noioso.
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Speriamo di divertici in quelle americane, almeno – ma anche lì, secondo me, john waine prende l’81% e vince in 2 ore, in culo a tutte le star di hollywood cattocomuniste.

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Kasta

In questi giorni ci sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà e di adesione al nostro proposito di voto, o di non voto, o di voto di protesta, o di voto a nostro favore – che tu sia etero o sia gay, stacci déntro coi decay – [dK].
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Tutto questo ci fa molto piacere, tuttavia occorre dire che noi non siamo migliori degli altri, noi non siamo diversi dagli altri, noi siamo parte integrante degli altri.
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Facciamo anche noi parte della Kasta: [dK] in realtà vuol dire [d]emocrazia [K]ristiana.
Vi abbiamo tirato per il culo.

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Veltroni e VNV Nation

Veltroni ai comizi continua a fare sto gesto della doppia “V” che non capivo.
Mi sono confrontato con [dixan] – che anche lui è appassionato di elezioni come me – e ci è venuto in mente che fosse un riferimento ai VNV Nation, favoloso gruppo britannico di EBM, la cui sigla “VNV” vuol dire “Victory not Vengeance” – eravamo già pronti a entusiasmarci, della serie “finalmente un candidato premier sensibile verso il mondo Goth, da sempre irriso ed emarginato dagli umani”.
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Poi c’hanno fatto notare che è più banalmente un gioco di parole tra la doppia V (W) di Walter e il simbolo di Vittoria.
Che delusione.

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Elezioni

Dobbiamo inventarci qualcosa di legato alle elezioni che possa darci visibilità.
Magari cercando di non finire in galera, anche se in questo paese non dovrebbe essere possibile.
A [dixan] è venuta una buona intuizione: cioè ha capito quale evento potrebbe realmente essere rilevante in queste elezioni e ha capito che noi dovremmo legare il nostro nome a quell’evento; ma non ha capito come fare.
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L’evento è il voto di protesta, cioè noi dovremmo legare il nostro nome al voto di protesta.
L’oggetto che dobbiamo focalizzare è la scheda elettorale, la scheda bianca o la scheda nulla (per scheda nulla intendo quella in cui la gente scrive “ladri – mi fate schifo – voglio vedervi morti”. Noi dovremmo dare un contenuto univoco e forte a tutte le schede bianche/nulle che verranno generate.
Cioè noi dovremmo convincere tutti quelli che votano (almeno tutti quelli che genereranno una scheda bianca o nulla) a scrivere sulla Scheda “che tu sia etero o sia gay, stacci déntro coi decay – [dK]”.
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Se la gente facesse questo diventeremmo in una notte (la notte elettorale) più celebri della Franzoni e a quel punto saremmo delle pop star di default, senza bisogno neanche di cantare o suonare realmente qualcosa. Immagino già Mentana tutto eccitato col ricciolino in erezione che dice “la terza forza politica del paese è il partito della protesta, che si è compattato intorno ad uno slogan misterioso “che tu sia etero o sia gay, stacci déntro coi decay – [dK]”
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Ma come potremmo realisticamente fare?

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No comment

Dopo l’upload della nostra musica su Last FM (che non serve a un cazzo – perché la Radio non aggancia i nostri pezzi per una questione di indicizzazione delle Tag sugli MP3), dopo la pagina di Myspace (che effettivamente non serve a un cazzo – perché myspace serve solo ai Riga per scrivere stronzate in slang Riga), nell’ambito della rassegna “proviamole tutte pur sapendo che tanto non serve a un cazzo”, potremmo decidere di abilitare i Commenti sul nostro Blog – non lo so – ci dobbiamo pensare.

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