method and hate - Untill the end reporting - 4
[dK] are finally close to get to the end their “colossal” album Method and Hate.
[dixan] says “this record holds a very high potential, we have piled up very intense material in the latest years. Our target is now putting together an organic work. The abum will be a concept and will be very ambitious”
[K] says “since the first songs I wrote for this album, I always thought that it should have been generally imperious, with some moment of utter quiet and various peaks of sonic fury.
We are getting very close to that”
[glazzy] says “I am stretching my ass to the limit”
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[glazzy] performing ultimate guitar takes on Record:
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I [dK] sono finalmente vicini all’epilogo del loro “colossal” album Method and Hate. [dixan] “questo disco ha un potenziale molto alto, abbiamo accumulato materiale molto forte in questi ultimi anni. La nostra preoccupazione in questo momento è comporre un’opera organica, il disco sarà un concept e sarà ambizioso”. [K] says “sin dalle prime canzoni che ho scritto per questo album, ho sempre pensato che il disco dovesse essere generalmente imperioso, con qualche momento di quiete disperata e diversi picchi di furia sonica. Ci stiamo andando molto vicino”. [glazzy] “mi sto facendo un culo a capanna”
method and hate - Untill the end reporting - 3
Finalizing method and hate is turning out extremely difficult.
Resources become poor: time and mental strenght are extremely rare
rosurces nowadays. We are sacrifying ourselves to reach the target.
Once again, [dK] sacrify themselves for mankind.
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method and hate has reached the editing-mixing final stage.
[Glazzy] is taking care of this phase, he’s nicknamed “the professor”, because he’s educated and knows his things.
He’s alone at this task, alone because the epilogue of a record is an
adventure for one person only, bound to one person’s decisions, to one
person’s vision, to one person’s karma.
The rest of [dK] sends [glazzy] trust and empathy.
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Portare a termine method and hate si sta rivelando estremamente difficile. Le risorse diventano scarse: tempo e forza mentale sono oggi risorse scarse. Ci stiamo sacrificando per raggiungere l’obiettivo. Una volta di più i [dK] si sacrificano per il genere umano. method and hate è giunto alla fase dell’editing-mixing finale. [glazzy] sta gestendo questa fase, lui è soprannominato il “professore”, perchè è lui ha studiato e lui fa le cose con consapevolezza. E’ solo in questa fase, è solo perchè l’epilogo di un disco è un’avventura destinata ad una sola persona, alle decisioni di una sola persona, alla visione di una sola persona, al karma di una sola persona. Gli altri [dK] rivolgono a [glazzy] empatia e fiducia.
method and hate - Untill the end reporting - 2
For at least 3 years we have been composing tracks for method and hate
and we have been thinking, in general, of method and hate.
At the beginning we wanted it to be hostile, hardly listenable.
We even thought about filling the waveforms with square waves
normalized to 0dB, saturated, in order to induce severe ear damage to
the listener.
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In short, we wanted to make a conceptual release, with a punishing objective.
Soon enough, with things progressing, we understood that it would have
ended up differently.
Our problem is that we are awesome artists, and regardless of the
amount of hatred and violence we can put in the music, the final
result can always be labelled as “art” and art is never “ugly”.
A white noise, if it plays a major role in your work, is not ugly.
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We just can’t make ugly things.
Hostile maybe, violent maybe, brutal, but always artistically “beautiful”.
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Da almeno tre anni abbiamo cominciato a scrivere le canzoni di method and hate e a pensare, in generale, a method and hate.
Inizialmente volevamo che fosse semplicemente ostile, difficilmente ascoltabile.
Pensavamo addirittura di inserire negli arrangiamenti dei frames di onda quadra normalizzata a 0 db con saturazione, con lo scopo di procurare dei danni gravi all’udito dell’ascoltatore.
Insomma volevamo fare un disco concettuale dalla finalità punitiva.
Ben presto, col progredire delle cose, abbiamo capito che non sarebbe andata così.
Il nostro problema è che siamo artisti meravigliosi, e per quanto odio e violenza possiamo mettere nella musica, il risultato finale viene sempre codificato come arte, e l’arte non è mai “brutta”.
Un rumore bianco se ha un ruolo fondamentale nella tua opera non è brutto. A noi proprio non riesce di fare cose brutte. Ostili forse, violente forse, brutali, ma artisticamente comunque “belle”.
method and hate - Untill the end reporting - 1
Our new release will be called method and hate, we have been finalizing it in the last months.
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Our last major release was “Crack”, in 2004.
We are proud of it, we think it’s magnificent.
It has been substantially ignored by mankind.
We have been wondering if it made sense to donate the world another masterpiece after Crack, when the latter has been brutally sunk and it is now lying on the bottom of the ocean.
The answer was yes. The reason is that we can’t refrain ourselves from composing marvellous music, regardless on who will listen to it, independently on emotional and intellectual poorness of who will be listening to it.
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method and hate is the result of this answer.
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Il nostro nuovo disco si intitolerà method and hate, lo stiamo completando in questi mesi.
Il nostro ultimo disco importante è stato “Crack”, del 2004.
Siamo orgogliosi di Crack, pensiamo sia un disco bellissimo.
Crack è stato sostanzialmente ignorato dagli esseri umani.
Ci siamo chiesti se avesse senso donare al mondo un altro capolavoro, dopo Crack, dal momento che quest’ultimo è stato brutalmente inabissato e ora giace sul fondo dell’oceano. La risposta è stata si. Il motivo è che non possiamo astenerci dal fare musica meravigliosa, a prescindere da chi la ascolterà, a prescindere dalla miseria emotiva e intellettiva di chi lo ascolterà. method and hate è il risultato di questa risposta.
Ce ne fottiamo e lo facciamo
January 19th, 2009
Abbiamo deciso di chiudere il “blog”.
Voglio dire che non scriveremo più alcun post nella sezione “current” di questo sito.
Il motivo è che mi sono rotto i coglioni. Basta Giusy Ferreri, basta crisi economica, basta Nancy Pelosi, basta Negramaro.
In questo sito si parla (scrive) troppo e si ascolta troppa poca musica.
La musica importa, il resto sono cazzate.
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I visitatori del sito che erano affezionati ai post e che NON avevano interesse per la musica si sentano liberi di andarsene tranquillamente affanculo.
Questo sito, il sito dei [dK], d’ora in poi tratterà solo di musica, la musica dei [dK], magari anche di altri, qualche riferimento.
E’ un suicidio? L’interesse intorno al sito si ridurrà pesantemente? Non importa. Meglio.
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D’ora in poi il sito dei [dK], sulla home page, ospiterà il Diario, il Work in Progress di Method and hate, il prossimo, definitivo, esaustivo, disco dei [dK].
Stiamo completando Method and hate e crediamo che sarà un’opera d’arte (non è un modo di dire) e crediamo che meriti uno spazio dedicato, in cui tenere aggiornati coloro che sono interessati, parlare dei contenuti e degli sviluppi del disco, parlare delle canzoni, degli strumenti, dei testi, della tecnologia, dell’ideologia, dei microfoni, del concept, dei preamplificatori, di forme d’onda, di editing, di dithering, di mastering.
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E’ una roba estremamente autoreferenziale, da egocentrici, e ad essere egocentrici nella nostra condizione si diventa patetici, ma non ci interessa. Neanche i REM scriverebbero un diario di un loro imminente disco, ritenendo che non interesserebbe granché a quasi nessuno dei loro 16.000.000 di fans, ritenendo che la gente ha comunque altro da fare e che non ha tempo da perdere.
Ebbene noi ce ne fottiamo e lo facciamo.
Il rigore è l’integralismo si manifestano nell’ostinarsi in cose evidentemente inutili e finalizzate a loro stesse. Per realizzare un disco violento e calcolato come Method and hate ci vuole rigore e integralismo, ci vuole metodo e odio, appunto.
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Questo è il post che chiude il blog dei [dK]
A million ways to choose.
A million ways to loose.
A million ways to hurt.
A million ways to flirt.
Exposed to pain - Method and hate
Triangolone della riproduzione
December 23rd, 2008
Ma lo state ascoltando Crack, nel Widget, sotto, basta schiacciare il triangolone della riproduzione.
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Se penso che le persone si leggono le sguanate che scrivo e non ascoltano l’incredibile musica dei mastodontici [dK] mi sale un odio e una frustrazione che comincio a congetturare a come procurarmi del fosforo bianco.
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Cazzo ma ascoltate Pain Provider, I’m a visionary, The quiet of the abyss, roba da matti.
Io non capisco, cosa c’avete dentro al cranio, cosa c’avete dentro all’orecchio, cosa c’avete nei tessuti nervosi che collegano l’orecchio al cervello e alla psiche.
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Andate tutti affanculo, andate tutti affare in culo - vi odio tutti.
Crack, per ora.
December 22nd, 2008
Metto il Widget di Crack, il nostro disco più importante, per ora.
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dicono che serve.
Jill Jones
December 18th, 2008
E’ un peccato che certi “slang” scompaiano completamente, sebbene ai tempi furono dei tormentoni assurdi. Ed è un peccato che si usino sempre le stesse forme, o metafore o allusioni o volgarità per parlare di certe cose.
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Ricordo che quand’ero piccolo c’era una cantante pop americana, di quelle dall’approccio sensuale, lanciata da Prince, negli anni in cui Prince era considerato un fottuto genio musicale.
Questa cantante si chiamava Jill Jones e cantava un pezzo “porcone” intitolato “Mia Bocca”… cioè Mia Bocca in italiano proprio, una canzone dal testo inglese in cui il ritornello diceva ad un certo punto, in italiano goffo e porcone “tu vole mia boca”.
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Qualcuno dei ragazzini della mia compagnia o classe o scuola, qualcuno di quelli più svegli degli altri, più geniali degli altri, ispirato da quella canzone, a un certo punto prese a dire “fammi una bocca”.
Da lì in poi si aprì una voragine. Non solo la parola “pompino”, orrenda e volgarmente didascalica, scomparve per un po’, ma lo slang “fammi una bocca” divenne usatissimo in molti contesti del lessico adolescenziale, al di là del significato sessuale. Con “fammi uno bocca” esprimevi a uno di di stare zitto, di lasciar perdere, con “fammi una bocca” esprimevi a uno il tuo stato di superiorità e il suo stato di sudditanza; solo per citare alcune accezioni.
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Adesso non si usa più, è scomparso, e tutti continuano a usare pompino.
More about Method and hate
December 16th, 2008
Se questo disco viene come credo che viene (in culo al congiuntivo) dobbiamo essere pronti a compiere gesti estremi pur di rivelarlo al mondo, non esiste che il “mondo non sappia”.
[dixan] accoltellato
December 11th, 2008
Cantante di band di Black Metal che accoltella compagno musicista perché “suona da far cagare” – eccellente, da manuale. Questi diventeranno famosi, altro che X Factor.
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Perché non c’abbiamo pensato noi?
Perché non ho tipo accoltellato [dixan].
Stupidi, immobili, accidiosi idioti che non abbiamo mai un cazzo di idee originali per emergere.
ma come cazzo è
December 3rd, 2008
Minchia ma non sapevo che ci fosse un video di “i’m afraid of americans” - ma come cazzo è che non l’ho mai visto - capolavoro assoluto, Trent Reznor che insegue, perseguita e terrorizza David Bowie per le strade di New York - cazzo che figata assurda… mai visto…
I’m afraid of americans (I’m afraid of their world)
December 1st, 2008
E’ incredibile come alcune canzoni, dal potenziale popolare enorme, passino quasi inosservate e rimangano esclusivamente nella memoria degli appassionati di quel cantante specifico.
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Una di queste è “I’m afraid of americans” di David Bowie, riarrangiata dai Nine Inch Nails, naturalmente.
Io mi chiedo perché in Italia tutti debbano conoscere “Non ti scordar di me” di Giusy Ferreri e solo 8 persone (un po’ di più ma è per dire) debbano conoscere “I’m afraid of americans” di David Bowie. Qualcuno potrebbe dire perché la canzone di Giusy è “commerciale/orecchiabile” e quella di Bowie no.
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Stronzate.
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Sono entrambe orecchiabili e canticchiabili, sono entrambe, in modo diverso, “easy”; quella di Giusy è Merda easy, quella di Bowie è Arte easy.
“I’m afraid of americans” è piacevolissima, è intelligente, acuta, ironica, ha un sound innovativo che ha fatto scuola, ha un groove che spacca i culi.
E poi, un inglese che sparla ironicamente degli americani e che si fa riarrangiare il pezzo dal gruppo americano più “influente” d’America (allora) è meraviglioso.
E il risultato non è una cosa astrusa o pretenziosa, alternativa forse, ma neanche… è semplicemente un pezzo irresistibile che dovrebbe vincere i Festival Bar e fare da sigla nelle trasmissioni televisive.
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Cioè non è detto che la musica per diventare “pop” (nel senso di popolare) debba per forza far cagare mollo.
Cioè come mi comincia sto pezzo, con l’effettino retrò anni ’80 sui vocals, poi la strofa Hip Hop con chitarrina western scordata ad arte e voce quasi rappata, come esonda poi il tutto nel ritornello irrompendo nella tempesta industrial, ‘che poi tutti quelli del Nu Metal han copiato da li’ – meraviglioso, fortissimo, popolarissimo, un gioiello pop.
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E invece i discografici e gli sponsor continuano a somministrarci la merda, 5 volte al giorno, prima durante e dopo i pasti, in ogni luogo.
Vogliono che sia la merda a diventare popolare, vogliono che la cultura popolare sia fatta di merda e permeata di merda.
Per loro il modello di Business che funziona, unico e inattaccabile, è la somministrazione della merda, la reiterazione nella somministrazione ossessiva della merda.
Eppure i soldi li potrebbero fare anche con “I’m afraid of americans” – è proprio una scelta determinata dal cattivo gusto, non è una scelta strategica di Business.
Osé
November 27th, 2008
Lo so che a nessuno “fotte cazzo”, però ci stiamo lentamente orientando verso l’epilogo di Method and hate.
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Method and hate sarà un disco “osé”, nel senso che oserà.
Sarà un disco estremo, nel senso che cose così non si sono mai sentite prima d’ora.
Sarà un disco metallaro, nel senso che spaccherà i culi.
Sarà un disco drammatico e brutale, perché parla degli esseri umani.
Perchè lasciamo che queste cose succedano?
November 24th, 2008
Adesso Ruggeri si è messo a cantare il jingle pubblicitario dell’amaro Averna.
Ora, potrei provare ad esprimere il mio disprezzo (vomito) per Ruggeri, ma fallirei, perchè non è possibile.
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Però ci provo lo stesso.
A parte che lo collego alla Mannoia che odio altrettanto abissalmente - cioè uno che scrive una canzone ipocrita e ruffiana come quella sulle donne che dicono e non dicono o che cazzo è, che hanno molta fantasia e che sono dolcemente complicate - e che ci diventa ricco sopra - cioè non esiste - ma non è tanto quello - è che non capisco il motivo che spinge le persone a comprare i suoi dischi e ad andare ai suoi concerti - cioè ma ce l’abbiamo presente Ruggeri che voce ha e che canzoni del cazzo canta?
Evidentemente no, la cosa non viene focalizzata, non ci si rende conto, la gente non si rende conto, la gente non focalizza - la gente non capisce un cazzo.
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Prendendo spunto dalla canzone delle donne che dicono e non dicono adesso c’hanno fatto pure una trasmissione, dedicata alla Tartangelo e a Vladimir Luxuria e non so a chi altra.
Perchè lasciamo che queste cose succedano?
Non si capisce
November 23rd, 2008
Quant’é grossa la testa del cantante dei Negramaro?
Non si capisce.
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Rispetto al corpo ma anche in assoluto.
(sembra uno di South Park)
Eppure
November 10th, 2008
Eppure basterebbe poco per “regolamentare” i comportamenti umani in relazione al mancato rispetto delle regole di convivenza civile.
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Tipo quelli che vanno nel cesso degli handicappati a pisciare o a cagare… gli si da una sprangata in mezzo alla schiena, così diventano handicappati per davvero e possono andare in quel cesso a buon diritto – mi sembra immediato – liscio come l’olio.